La parola, emozione della vita che dice sé stessa, è legittima affermazione quando ci conferma, ma, illegittima, tanto quanto diventa strumento di dominio su altro da noi.

Nel distinguere ciò che è del principio divino, da ciò che è del principio umano, pertanto, potrebbe bastare già questo. La fame di dominio, infatti, non appartiene al principio divino.

Non gli appartiene, non solo, perché non necessita di alcun genere di affermazione, (essendo Assoluto non può aggiungere nulla al suo Sé), ma anche perché è Amore, in quanto, massimo stato della comunione dei suoi stati.

Se, come principio dell'amore, il principio divino ha la comunione fra i suoi stati, ne consegue, che, tutto ciò che separa stato da stato, non può essersi originato dalla Sua volontà. Presso qualsiasi voce, (o opera di quella voce), quindi, la volontà di comunione o di separazione, ci dice l'identità morale e/o religiosa dello spirito influente: umano e/o sovrumano che sia.

E' chiaro che non è una identità statica, (nel senso, di solo bene o di solo male), ma è la dinamica forma attuata dall'elaborazione del suo bene e del suo male. Questo, perché una vita, (vuoi umana, vuoi sovrumana), è lo stato di infiniti stati della continua relazione di corrispondenza fra i suoi stati.

Oltre che distinguere l'influsso dello Spirito del Principio da quello umano, la volontà di comunione, o di separazione, ulteriormente ci permette di capire:

Cosa è Chiesa da cosa è Setta;

quanto di Setta vi sia in una Chiesa, o quanto di Chiesa vi sia in una Setta;

quanto un profeta e/o un religioso è voce di Dio, e/o, quanto è voce del suo Io;

quanto il suo io si eleva al divino, e/o, quanto il suo io si eleva al vano.